COACHING

L’appoggio del bastone nella tecnica moderna


(Titolo originale “The Pole Plant in Modern Technique”)

di Greg Gurshman
Tradotto da Fabrizio Sara

Credo non sia un segreto che l’appoggio sul bastone sia stato per lungo tempo usato dagli agonisti in slalom e in gigante. Tuttavia, durante alcuni seminari tenuti in Canada e Stati Uniti, ho scoperto che vi sono un gran numero d’idee sbagliate a proposito dell’uso del bastone nella tecnica moderna. Molti allenatori e maestri pensano che la puntata del bastone non sia necessaria per eseguire curve condotte con i moderni sci da slalom. Alcuni vanno anche più in là dicendo che gli atleti non utilizzano più i bastoni. Altri penano invece che la puntata del bastone sia ancora importante per curvare sugli sci. In quest’articolo tenterò di illustrare la natura di queste assunzioni scorrette.

Prima di tutto, vorrei evidenziare che anche se parlerò principalmente dell’uso del bastone in slalom, la maggior parte di ciò che dirò potrà essere applicata al gigante e anche alle discipline veloci. L’evoluzione dell’attrezzatura sciistica ha spinto a disegnare piste da super-G e da discesa libera con molte curve chiuse. Gli atleti usano spesso la puntata del bastone o anche il solo tocco per percorrerle ad alta velocità e collegare gli archi di curva in maniera efficace. Parlando dello slalom, possiamo dire che l’appoggio del bastone è utilizzato ovunque, con l’eccezione delle sezioni del tracciato più piatte.

Per enfatizzare la necessità dell’appoggio del bastone, gli allenatori austriaci spesso ripetono “se hai lasciato a case l’appoggio sul bastone, corri a casa invece di correre in gara”. Mi sento di raccomandare questa piccola regola a tutti i giovani agonisti e ai loro allenatori.

Per un certo numero di anni, prima dell’arrivo dei nuovi sci da slalom con profonde sciancrature, gli atleti usavano spesso l’appoggio bloccato sul bastone. Quando lo si esegue, lo sciatore gira la mano e il polso all’infuori; in tal modo il bastone non viene puntato perpendicolare al terreno ma con un piccolo angolo, come io dimostro qui sotto con il mio braccio destro (fotogramma 4), al termine della sequenza:

Un tale appoggio sul bastone eseguito con un certo angolo in direzione dell’avanzamento blocca il movimento della parte superiore del corpo, specialmente se combinato con una posizione sfavorevole delle gambe. E’ ovvio che si generi così una rotazione delle gambe e, di conseguenza, degli sci. Prima della recente evoluzione degli attrezzi sciavamo su lunghi sci con poca sciancratura e gli atleti usavano la rotazione degli sci come fase iniziale delle curve condotte, su qualunque raggio, dallo slalom alla discesa libera.

Tuttavia, la tecnica moderna mira a connettere in maniera fluida gli archi di curva. Per fare ciò non c’e’ necessità di assumere posizioni ruotate rispetto all’asse degli sci o di usare un appoggio bloccato sul bastone. Alcune volte un appoggio bloccato del bastone è usato dagli atleti quando si trovano in ritardo o si trovano a sbandare al termine della curva. In queste situazioni, anche un appoggio bloccato perfettamente eseguito non riesce a impedire una grossa perdita di tempo. Per questa ragione, è raro vederlo tra gli atleti di Coppa del Mondo. Credo che coloro i quali ancora insegnano l’appoggio bloccato siano poco aggiornati.

Alcuni colleghi, allenatori e maestri non prestano sufficiente attenzione nell’insegnare un uso appropriato dell’appoggio del bastone. Le ragioni sono solitamente basate sulla convinzione che molti atleti di alto livello non lo usano per nulla. Questa è un’assunzione semplicemente sbagliata e un tale approccio all’insegnamento dei fondamentali della tecnica moderna ha un impatto negativo sul progresso e i risultati dei giovani e meno giovani atleti nel lungo termine.

Indubbiamente, il ruolo dell’appoggio sul bastone è cambiato moltissimo. Sia gli atleti sia gli allenatori hanno bisogno di comprendere bene quando e perché è utilizzato. Come detto in altri articoli in questo sito, l’arco di una curva moderna è quello di una virgola percorsa in accelerazione, leggermente più stretta all’inizio ma che va aprendosi verso il termine. Per generare questa forma gli atleti spostano più peso sulle code che sono più diritte alla fine della fase che completa la curva. Tuttavia, per impegnare la spatola dello sci all’inizio della curva è necessario spostare il peso in avanti o, per lo meno, ritornare in una posizione centrale se ci si trova su una pendenza più dolce.

Questo processo di regolazione dell’equilibrio è spesso chiamato ricerca della centralità. Questo movimento di ricerca della centralità dipende dalla forma degli archi che lo sciatore sta tentando di unire. E’ evidente che su pendenze dolci e piste più diritte la ricerca della centralità sia minima e la sua esecuzione non presenta problemi di sorta nemmeno per atleti molto giovani. Tuttavia, su piste più ripide, anche atleti forti spesso rimangono arretrati, per poi riguadagnare la centralità troppo in ritardo o non facendolo per nulla. Più spesso di quanto non si creda, questo errore fatale è dovuto ad una insufficiente o totale mancanza dell’esecuzione dell’appoggio sul bastone. Nella tecnica moderna l’appoggio sul bastone è utilizzato per ricercare la centralità al momento giusto e in maniera efficace.

Nella prossima sequenza è dimostrato l’appoggio sul bastone.


Foto di Lev Akhsanov

Nel secondo fotogramma (dall’alto) la maggior parte del peso insiste sulla coda dello sci destro. Un buon appoggio sul bastone mi aiuta a proiettare il baricentro verso la massima pendenza e a generare pressione sulla spatola del “nuovo” sci esterno (fotogrammi 3 e 4). In un decimo di secondo sono stato in grado di riguadagnare centralità e a incidere la neve con il mio sci sinistro (fotogrammi 5 e 6).

Un altro esempio di esecuzione di un appoggio sul bastone è mostrato nella prossima sequenza:


Foto di Lev Akhsanov

Di nuovo, il peso si trova sulla coda dello sci sinistro nel fotogramma 1. L’appoggio sul bastone mi aiuta a estendermi in avanti e all’interno dell’arco di curva. La ricerca della centralità ha così luogo nel momento in cui inizia la massima pendenza nel fotogramma 5.

Dato che la curva è stata eseguita su un pendio relativamente dolce, la ricerca della centralità non è molto enfatizzata e non richiede un appoggio sul bastone molto aggressivo. Tuttavia, su una pista da gara ripida c’è bisogno di un robusto appoggio sul bastone. Possiamo proprio vederlo negli slalom maschili di Coppa del Mondo, dove la maggior parte delle piste è ripida. Anche le migliori slalomiste come Janica Kostelic e Anja Pearson lo eseguono perfettamente quando richiesto dalla pista. Vorrei ora specificare meglio: nelle sezioni più piatte delle piste da slalom potrebbe non esserci la necessità dell’appoggio sul bastone e potrebbe addirittura rallentare lo sciatore. Ma, dobbiamo anche comprendere che le parti piatte sono le eccezioni. Tuttavia, queste eccezioni sono erroneamente interpretate da alcuni allenatori e atleti come la norma, sia per lo slalom sia per il gigante.

Sfortunatamente il problema è ingigantito dal fatto che bambini e giovani atleti si allenano e gareggiano su pendii dolci, dove è difficile sentire il bisogno dell’appoggio sul bastone. Tuttavia, dovrebbe essere uno degli obiettivi tecnici di ogni allenatore spiegarne il ruolo nella moderna tecnica sciistica e creare le giuste situazioni ai giovani agonisti per sperimentarlo.

Per mettere in pratica questo compito, allenatori e maestri devono comprenderne tutte le sottigliezze. Vediamo un esempio presentato da uno dei migliori atleti moderni, il norvegese Andre Amodt.


Foto cortesia di Ron LeMaster

In questa sequenza fotografica, Aamodt sta eseguendo una curva da slalom su una sezione moderatamente ripida di un tracciato. Prima di analizzare in dettaglio il suo appoggio sul bastone vorrei rilevare un aspetto generale molto importante nella tecnica che, secondo me, spesso viene presentato nella maniera sbagliata da alcuni allenatori e molti maestri. Mi riferisco al movimento del polso. Per una strana ragione, alcuni colleghi quando insegnano l’appoggio sul bastone riducono questa tecnica al dare uh colpetto con il polso, oppure prendono il movimento del polso come la base dell’appoggio sul bastone. Penso che non si rendano conto della quantità’ di forza e intensità necessaria nell’appoggio sul bastone della tecnica moderna per fare in modo che il baricentro dello sciatore, spesso posizionato dietro ai piedi a pochi centimetri dalla neve (fotogramma 2), ritorni in una posizione centrale (fotogramma 4).

Se guardiamo attentamente gli sciatori di alto livello, possiamo notare che il bastone si piega considerevolmente durante l’appoggio. Proprio per questa ragione gli atleti hanno cominciato a usare i leggeri bastoni di carbonio solo dopo che questi sono stati resi più robusti. Le prime versioni si arcuavano eccessivamente durante l’appoggio riducendo di conseguenza la loro efficacia.

Vediamo ora come l’appoggio sul bastone è eseguito da uno dei migliori sciatori tecnici del mondo, Andre Amodt.


Foto cortesia di Ron LeMaster

Nel fotogramma 1 Aamodt sposta il braccio destro in avanti per abbattere il palo. In questo momento il polso e l’avambraccio sono allineati e agiscono come un sol blocco. Tuttavia, subito dopo l’abbattimento del palo (fotogramma 2), Aamodt sposta il bastone in avanti piegando velocemente il polso. Lo scopo di questo movimento è quello di “uncinare” la superficie della neve il più in avanti possibile. Questo movimento aiuta a riacquistare la centralità. L’appoggio sul bastone eseguito in una direzione troppo di lato al corpo o troppo vicino ai piedi dello sciatore non è efficace e può essere addirittura nociva poiché rischia di imprimere un indesiderato effetto rotatorio a tutto il corpo.

E’ importante per ogni agonista e allenatore comprendere che nel momento in cui la punta del bastone tocca la neve, il polso e l’avambraccio siano allineati a fissi rispetto al braccio, dal gomito alla punta delle dita, lavorando come un solo blocco. Lo vediamo mostrato chiaramente da Aamodt nel fotogramma 3. E’ bene anche dire che non appena l’appoggio sul bastone sia stato eseguito, l’atleta dovrebbe tentare di portare in avanti anche l’altro braccio. Sebbene questo sia fatto alcune volte per eseguire un doppio appoggio, è anche molto utile quando si esegue l’appoggio singolo, poiché spostare entrambe le braccia in avanti aiuta a evitare la rotazione della parte superiore del corpo rispetto agli sci, prima di entrare nella nuova curva (fotogramma 5).

Ma torniamo alla sequenza di Aamodt. Possiamo vedere al fotogramma 3 che il bastone sia piantato quasi verticalmente vicino alle punte degli sci. Per eseguire questo movimento nella maniera giusta è cruciale avere il braccio leggermente esteso e la parte superiore del corpo leggermente spostata verso l’avanti. E’ molto importante in questa tecnica completare il movimento correttamente. Non dobbiamo lasciare la punta del bastone nella neve e girargli attorno! Un tale completamento dell’appoggio sul bastone potrebbe compromettere seriamente la centralità. Inoltre, potrebbe causare la rotazione degli sci e la perdita dell’equilibrio verso l’indietro. Per evitare queste conseguenze negative, l’appoggio sul bastone deve essere eseguito in maniera molto veloce e dinamica. Non appena la punta penetra nella neve, lo sciatore muoverà il braccio in avanti in modo tale che essa venga fuori dalla neve e si sposti indietro (fotogramma 4). Voglio far notare che questo movimento è eseguito principalmente dal braccio senza quasi nessun aiuto da parte del polso. Suppongo che si veda chiaramente come il polso si muova rispetto all’avambraccio soltanto nel fotogramma 3. Per il tempo rimanente esso rimane allineato e fisso rispetto all’avambraccio in modo da agire come un blocco solo. L’accenno a questo piccolo particolare è importante; se il polso non è fisso e rilassato, allora l’atleta non può ricevere nessun beneficio dall’appoggio sul bastone e molto probabilmente cesserà di usarlo. Questo inevitabilmente limiterà il suo progresso a un certo livello.

Tutti i migliori agonisti possiedono questo fondamentale nel loro arsenale tecnico e spesso lo usano non solo in slalom ma anche in gigante. Qui possiamo osservare la tecnica di un efficace appoggio sul bastone mostrata dal tedesco Alois Vogl.


Foto Stan Petrash

Vogl, come Aamodt, blocca il polso ed esegue l’appoggio del bastone in avanti vicino alle punte degli sci, conduce degli archi di curva molto puliti e riacquista la centralità in buon anticipo.

Possiamo vedere un altro ottimo esempio offerto da un campione della Coppa del Mondo, l’italiano Giorgio Rocca.


Foto Stan Petrash

Come possiamo vedere, Rocca esegue una curva su una sezione molto ripida del tracciato e ha messo pressione sulla coda dello sci esterno all’uscita della prima curva (ultimo fotogramma della sequenza in alto); quindi esegue l’appoggio del bastone. In un attimo riacquista centralità e appoggia il “nuovo” sci esterno per condurre un perfetto arco di curva (fotogrammi2-4 della sequenza in basso).

In gigante gli atleti hanno solitamente un po’ più di tempo per la ricerca della centralità. Perciò, spesso possono permettersi di appoggiare il bastone soltanto leggermente. Non di meno, questi movimenti sono molto importanti per il tempismo con il quale si ricerca la centralità e per mantenere il ritmo.

Gli agonisti eseguono il doppio appoggio sia in slalom sia in gigante. Il doppio appoggio del bastone è eseguito con entrambi i bastoni simultaneamente. E’ abbastanza naturale che il doppio appoggio sia più efficace in certe situazioni. La tecnica è quasi identica a quella dell’appoggio singolo. Spesso il doppio appoggio è usato in sezioni di tracciato in contropendenza, dove lo sciatore può rimanere allineato con le spalle agli sci per tutta la curva senza creare una grossa differenza tra la direzione verso cui si spostano la parte superiore del corpo e gli sci verso il termine della curva. Tuttavia, spesso il doppio appoggio è solo una scelta per alcuni agonisti. Il doppio appoggio aiuta molto quando si debba riacquisire la centralità dopo pesanti sbilanciamenti e aiuta a stabilizzare lateralmente lo sciatore alla termine dell’ultima fase di curva. Il doppio appoggio diviene invece necessario nelle transizioni da una sezione piatta a una ripida, dove è necessario un movimento deciso per mantenere la centralità. Nelle curve con forte contropendenza il doppio appoggio è inefficace poiché potrebbe generare un movimento eccessivo del corpo.

Quando s’insegna la giusta tecnica dell’appoggio sul bastone, si raccomanda di associarla al movimento delle gambe e alla sensazione prodotta dalla ricerca della centralità. Lo sciatore dovrebbe sentire che la pressione si sposta dai talloni verso le dita dei piedi nel momento dell’appoggio e questo andrebbe essere reso assolutamente automatico. Inoltre, gli agonisti dovrebbero essere in grado di passare fluidamente da una serie di appoggi singoli a una serie di appoggi doppi. Si assegnano differenti esercizi agli agosti negli allenamenti, come:

Non possiamo trascurare un aspetto importante nell’insegnamento dell’appoggio sul bastone. Parlo dell’ottimale lunghezza dei bastoni. Nel selezionarli è sempre meglio averli troppo lunghi che troppo corti; quelli lunghi possono sempre essere tagliati. Spesso mi capita di vedere dei giovani agonisti sciare con bastoni certamente troppo corti per loro. Anche se eseguono un appoggio corretto, il bastone non è posizionato abbastanza in avanti rendendo l’appoggio inefficace. Se questo succede, i ragazzi non trovano nessun beneficio nell’usare l’appoggio sul bastone.

Non esiste un’indicazione precisa sulla lunghezza. Solitamente quella corretta si trova con l’esperienza. I bastoni non dovrebbero essere scelti basandosi esclusivamente sull’altezza dello sciatore. La lunghezza ottimale dipende dalle proporzioni dello sciatore, dal rapporto tra busto e gambe, dalla lunghezza delle braccia. Per determinare una lunghezza approssimativa da rifinire in seguito, potete calzare i vostri sci e allungare le braccia in avanti; quindi, piantare il bastone nella neve. Quello giusto è quello che permetterà di tenere il braccio esteso parallelo alla neve. Teniamo conto che i bastoni misurati in questo modo saranno sempre un po’ troppo lunghi. Tuttavia, tagliandoli di 1 -1,5 centimetri alla volta un qualunque sciatore può arrivare alla lunghezza ottimale in qualche giorno di esperimenti. Un buon test per determinare se la lunghezza è quella corretta si ottiene provando a piegare in avanti il polso mentre si scia; si dovrebbe riuscire a portare il bastone in avanti senza problemi e sentirlo “agganciare” la neve bene davanti al corpo inducendoci a spingerlo in avanti.

In conclusione, vorrei sottolineare ancora una volta l’importanza dell’insegnamento della giusta tecnica dell’appoggio sul bastone, senza indicazioni specifiche sulla disciplina dello sci alpino che il giovane agonista potrà scegliere. Anche se esso è destinato a divenire un discesista puro, la tecnica e la coordinazione sviluppata con l’appoggio dei bastoni gli sarà molto utile.