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Movimento della gamba interna ovvero tibie parallele per archi di curva efficaci

Come citato in altri articoli di questo sito, l’utilizzo attivo di entrambe le tibie nella curva è fondamentale nella tecnica sciistica moderna. Mentre lo sci esterno ha il ruolo principale nella fase iniziale della curva, l’azione dell sci interno è essenziale per incidere la sezione finale dell’arco di curva.

In quest’articolo vorrei concentrarmi sulle specifiche finezze tecniche dell’incisione dell’arco di curva con l’aiuto dello sci interno.

Prima di tutto è necessario citare un dato di fatto molto semplice già conosciuto molto bene da agonosti e allenatori – la forza di gravità e d’inerzia all’uscita di curva, quando utilizzata correttamente, dà l’opportunità di accelerare molto più di quanto uno sciatore possa generare con movimenti o sforzi muscolari particolari. Un arco ottimale (detto a virgola) consente il miglior trasferimento di energia da una curva alle successive. Perché questo trasferimento avvenga, quando s’insegna la tecnica moderna, si dovrebbe porre l’accento sull’importanza delle tibie parallele e di un angolo di spigolo identico tra i due sci, con entrambi gli sci che disegnano archi di cerchio concentrici. Questo è sicuramente un modello ideale. Nella realtà, si ottiene solo con un certo grado di approssimazione. Tuttavia, gli agonisti dovrebbero sforzarsi di incidere in maniera ideale con entrambi gli sci messi di spigolo identicamente, semplicemente perché è la maniera più veloce di eseguire le curve sulla pista di gara.

Comunque, se guardate attentamente, potrete notare che spesso anche gli agonisti di elite non sono in grado di iniziare la curva con le tibie parallele. Vi è un certo numero di ragioni, per esempio:

  • Tentare costantemente di spostare lo sci esterno il più possibile all’esterno e lontano dal corpo per inserirlo nella giusta linea di curva può risultare in una posizione ad A delle tibie.
  • Forse vi è un’insufficiente proiezione del baricentro dello sciatore in avanti e sopra gli sci all’inizio della nuova curva (probabilmente dovuto a un cattivo ritorno in centralità dalla curva precedente).
  • A volte la causa della posizione a A è semplicemente la bassa velocità che non consente di iniziare la curva inclinando parallelamente entrambe le tibie.

Qualunque sia la causa, gli agonisti sono frequentemente sorpresi in una posizione a A con le tibie notevolmente non parallele nella fase inniziale della curva come di può vedere nella foto sotto.

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In questa fotografia la mia gamba sinistra è estesa e lo sci esterno è posizionato sullo spigolo con un angolo molto grande. Se si continuasse la curva con questa posizione delle gambe, non si sarebbe in grado di avvicinarsi alla conduzione su due archi concentrici.

Vi sono solo due scenari possibili con questa posizione delle gambe, entrambi difficili da gestire:

  1. Lo sci interno è caricato eccessivamente, prosegue in pratica diritto e “sgancia” l’esterno dall’arco di curva. Lo sci esterno è trascinato per il resto della curva e contribuisce a una certa riduzione di velocità.
  2. Lo sciatrore riesce in qualche modo a mantenere la pressione sull’esterno (che è abbastanza difficile) e l’interno galleggia e rallenta la curva.

In quest’ultimo caso lo spigolo dello sci esterno si aggancia eccessivamente contribuendo ulteriormente alla perdita di velocità. In nessuno dei due casi la velocità può essere mantenuta con un efficace trasferimento dell’inerzia nella curva successiva.

La soluzione al problema è ovvia – entrambi gli sci devono lavorare all’unisono mentre incidono l’arco di curva. Ad ogni modo, questo non è sempre ottenuto.

La naturale reazione di uno sciatore in questa situazione è di piegarsi sullo sci interno in pratica piatto (“comodamente” posizionato sotto il baricentro dello sciatore). Comunque, per completare efficacemente la curva, lo sciatore deve raggiungere la posizione in cui entrambi gli sci siano sullo spigolo nello stesso modo. Per farlo il suo corpo deve spostarsi all’interno della curva per creare la presa di spigolo necessaria con la proiezione del baricentro all’interno dell’arco della curva. Questo esempio può essere usato come riferimento da chi voglia comprendere come funzioni questo elemento della tecnica moderna di curva. Io mantengo la maggior parte della pressione sullo sci esterno (circa il 70-80%) mentre continuo a spostare il corpo all’interno della curva piegando il ginocchio interno e spostandolo gradualmente all’interno verso il centro della curva come dimostrato in questa fotografia:

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E’ molto importante iniziare il movimento del ginocchio interno almeno nella seconda fase della curva dalla linea della massima pendenza. Nello stesso momento, una porzione del peso si trasferisce sullo sci interno. Nonostante la posizione delle tibie non abbia raggiunto il parallelismo, possiamo vedere nella fotografia che la spatola del mio sci interno è agganciata alla neve e sta iniziando a condurre. Il raggio di questo arco è decisamente più ampio del raggio disegnato dallo sci esterno. Per diminuire la differenza dei due raggi ho la necessità di continuare a spostare il ginocchio interno in modo da incrementare l’angolo dello sci interno come dimostrato della fotografia.

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Nel momento in cui lo sciatore supera la linea di massima pendenza le tibie devono essere vicine al parallelismo. E’ importante ricordare che le punte degli sci deveno essere alla stessa altezza. Un’eccessiva differenza di livello delle punte, con uno sci che sopravanza l’altro, non consente un efficace carico dell’interno ed un conseguente vincolo sulla neve . Se le tibie sono parallele e le punte non sono troppo sfalsate, gli sci possono incidere correttamente la neve senza interferire tra di loro. In ogni modo, non c’è il pericolo che gli sci s’incrocino anche se dovessero avvicinarsi molto alla fine della curva.

Come si può vedere nella fotografia seguente, io raggiungo un parallelismo quasi perfetto verso la fine della curva. A questo punto, gli sci sono posizionati circa allo stesso angolo di spigolo e lontano dalla proiezione a terra del mio baricentro.

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Proprio in questa fase della curva il massimo carico viene messo sullo sci interno. Per mantenere una posizione dinamicamente in equilibrio alla fine della curva, si raccomanda di sentire maggiore pressione sul tallone del piede esterno e sul linguettone. Il contatto tra la tibia della gamba interna alla curva e il linguettone si incrementa. A questo punto lo sciatore dovrebbe chiaramente sentire la pressione aumentare sulla parte esterna del piede interno, nell’area dell’attaccatura delle dita del piede.

Possiamo chiaramente notare il movimento descritto sopra in uno dei migliori sciatori di Coppa del Mondo, lo svizzero Didier Cuche, in campo libero su un ghiacciaio.

DidierCuche

Il movemento con le tibie parallele è molto chiaro.

Vediamo ora come questi movimenti vengono applicati da atleti di Coppa del Mondo durante una gara.

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In questo foto montaggio, vediamo uno dei vincitori di alcune gare di Coppa del Mondo, il finalandese Kalle Pallander. E’ facile notare che Kalle inizia la curva con le tibie non parallele e gli sci non allo stesso grado di spigolo. Infatti, lo sci interno è quasi piatto e l’anca interna è lontana dalla neve (fotogramma 1). Invece, durante la curva (fotogrammi 2 e 3) Kalle si sposta all’interno, nelle direzione del centro della curva. Simultaneamente, sposta il ginocchio interno verso il centro curva, incrementando il suo spigolo. All’inizio della fase finale della curva (fotogramma 3, sulla porta), Kalle porta le tibie ad essere parallele e raggiunge una posizione del corpo quasi perfetta con gli sci posizionati su angoli di spigolo identici. In questo momento, lo spostamento del corpo all’interno della curva è evidente se lo compariamo con la posizione dell’anca di Kalle tra i fotogrammi 1 e 3. Nel fotogramma 4 l’arco è praticamente completato e Kalle inizia a svicolare gli spigoli spostando il baricentro in avanti. Questo movimento crea, di nuovo, un non parallelismo delle tibie che si verifica a causa del fatto che lo spigolo dello sci esterno inizia a perdere vincolo per primo mentre sempre maggior peso viene spostato per un tempo molto breve sullo spigolo esterno dello sci interno.

Il successivo montaggio può anche essere preso ad esempio di come si raggiunga una posizione corretta delle tibie e degli sci per ogni fase della curva:

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Qui vediamo il promettente sciatore svizzero Daniel Albrieght. Suppongo che sia evidente dal montaggio che Daniel, come Pallander, si sforzi di mantenere la sua velocità nella fase finale della curva per mezzo dello spostamento del ginocchio interno e produrre così il parallelismo delle tibie.

Considerando che incidere un arco di curva richiede non più di mezzo secondo, il movimento del ginocchio per raggiungere il parallelismo delle tibie deve essere eseguito ad un livello istintivo. Perciò, si richiede un allenamento tecnico specifico.

Prima di tutto è molto importante che il movimento non si riduca al semplice spostare il ginocchio, ma si dovra anche curare lo spostamento del corpo verso l’interno della curva. Il solo movimento del ginocchio porterà a una presa di spigolo eccessiva dello sci interno o ad una spigolatura piuttosto che ad ina conduzione della fase finale di curva con entrambi gli sci.

Esiste un semplice esercizio per sviluppare la capacità di sciare a tibie parallele; inizialmente, questo esercizio dovrà essere eseguito a bassa velocità e su un pendio relativamente dolce.

Applicando una minima inclinazione del corpo all’interno della curva con gli sci ben distanziati, il ginocchio interno viene spostato in una posizione parallela all’altro ginocchio e tenuto in questa posizione per una metà dell’arco di curva come dimostrato dall’autore nella successiva sequenza di fotogrammi:

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La difficoltà di questo esercizio è esagerata dalla posizione degli sci che si trovano molto distanziati. Viene richiesta una certa dose di equilibrio e una precisa distribuzione delle pressioni tra il tallone del piede esterno e l’attaccatura delle dita del piede interno. La sensazione di contatto tra la tibia interna e il linguattone è altresì molto importante poiché permette di tenere le punte degli sci allo stesso livello.

Se non si mantengono le punte allo stesso livello è quasi impossibile fare agganciare la spatola dello sci interno; condizione che consente di minimizzare la differenza tra i raggi degli archi incisi dai due sci. E’ molto importante che a bassa velocità questo esercizio non si riduca nello spostare le ginocchia da una parte all’altra come spesso suggerito da alcuni allenatori e maestri. Un tale movimento crea un programma motorio biomeccanicamanete errato, forzando l’atleta a cambiarlo non appena si raggiungono velocità più elevate. Per evitare questo problema la gamba esterna dovrebbe essere quasi completamente estesa durante questo esercizio.

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Se eseguito correttamente, questo esercizio instilla il corretto allineamento scheletrico che va usato nelle normali curve. Mentre lavorate all’allineamnto delle tibie con questo esercizio, o anche solo mentre fate curve su un pendio medio, potete sentire che questi movimenti sono persino troppo semplici e che vengono eseguiti troppo facilmente. Spesso devo scoraggiare questo genere di illusioni. Provate a mettervi su un pendio più ripido e aumentate la velocità. Qui, allineare le tibie, agganciarsi al momento giusto alla neve e applicare le corrette pressioni allo sci interno diviene progressivamente molto difficile. Sulla pista da gara sarà ancora più difficile. Quindi, vale la pena dedicare una certa quantità di tempo a lavorare all’allineamento delle tibie in campo libero così come in gara, incrementando gradualmente velocità e pendenza. E’ necessario ottenere una buona simmetria dei due lati del corpo e un’esecuzione nei tempi prescritti prima di spingersi a velocità maggiori e su terreni più difficili.

(Titolo originale “Movement of the inside leg or matching the shins for effective arcs”)

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