Maestro di sci

Youcanski.com

Utilizzo dello sci interno nelle moderne curve da gara

Anche se l’uso dello sci interno è stato parte della tecnica moderna per più di un decennio, è ancora ampiamente discusso e dibattuto nella comunità degli sciatori agonisti e, secondo me, è spesso incompreso. Alcuni maestri e anche allenatori sostengono un approccio che prevede una curva sui “binari” con un 50 / 50 nella distribuzione dei pesi tra gli sci , mentre altri insistono sul ruolo dominante dello sci esterno lungo l’intero arco. Vi sono ancora alcuni che insegnano a caricare l’interno per iniziare la curva. In quest’articolo vorrei condividere il mio punto di vista sull’utilizzo dello sci interno. Come allenatore che oggi lavora come consulente tecnico di un certo numero di squadre nazionali in Europa, mi trovo impegnato ad aiutare atleti e allenatori nel comprendere questo aspetto importante della tecnica moderna.

Prima di tutto bisogna dire che tutti gli scenari citati sopra possono coesistere nella tecnica moderna. Parlare di distribuzione del peso tra gli sci in maniera svincolata dalle fasi di curva può essere fuorviante e ingannevole. Quando lavoro con gli atleti o durante i seminari per gli allenatori, mi occupo sempre del ruolo dello sci interno rispetto al momento in cui è usato. Solitamente io divido l’arco di curva in tre ipotetiche fasi:

  • Fase-I – sopra la linea di massima pendenza
  • Fase-II – attorno alla linea di massima pendenza
  • Fase-III – dopo la linea di massima pendenza

Sono convinto che questa suddivisione sia molto utile, specialmente quando si prova a comprendere il comportamento dello sci interno mentre avanza lungo l’arco di curva. Per esempio, avere un maggiore peso sullo sci interno all’inizio della fase-I non è sicuramente desiderabile, mentre lo è al termine della fase-III. Lo stesso si può dire della distribuzione 50 / 50 che può essere molto vantaggiosa nella fase-III di una curva poco accentuata su una pendenza bassa. In altre parole, per produrre delle sequenze di movimenti efficienti non dovremmo insistere su un solo approccio nell’utilizzo dello sci interno. Prima di tutto dobbiamo capire quale sia il suo ruolo in ogni fase e quindi imparare i movimenti appropriati.

Al contrario di ciò che avveniva nella tecnica del passato, un uso attivo dello sci interno gioca un ruolo indubbiamente importante in una grande varietà di elementi tecnici che concorrono a formare una tecnica moderna efficiente. In quest’articolo illustrerò l’uso dello sci interno principalmente applicato alle curve da gigante poiché la meccanica dei movimenti rimane la stessa per tutte le discipline dello sci. La tecnica dello sci interno è spesso fraintesa da alcuni maestri e allenatori; spesso vediamo molti giovani agonisti usare lo sci interno in maniera scorretta. Basandomi sulle mie osservazioni, posso affermare che l’errore più comune sia legato all’applicazione di un identico carico sugli sci (l’approccio 50 / 50). Ciò che viene insegnato ai giovani atleti e’ intagliare nella neve due binari stando fermi con egual carico su entrambi gli sci. Tutti abbiamo visto ragazzi e giovani atleti eseguire queste curve rimanendo statici e muovendo soltanto le ginocchia e le tibie da una parte all’altra per creare prese di spigolo. Solitamente, questi tipi di “curve” sono facilmente eseguibili con sci junior dotati di molta sciancratura e sono particolarmente semplici da eseguire con sci da slalom. Normalmente, su una pista ben preparata e non molto ripida, questi sciatori disegnano tracce continue e parallele di eguale profondità simili a quelle illustrate qui.

1_SkiinModernRaceTurns

Ciò che è anche peggio è che molti di loro confondono queste con le più recenti e più dinamiche curve da gara. Questa illusione viene dissipata non appena si passa a sci più lunghi e meno sciancrati (senza nemmeno parlare degli sci da GS a norme FIS), o semplicemente andando a sciare su una pista più ripida. Potrebbe essere troppo tardi. Gli atleti che hanno sviluppato questo tipo di movimenti non riescono a mostrare un buon dinamismo tra i pali. Tra le porte, questo genere di agonisti cade solitamente sull’interno all’inizio della fase-II e perde pressione sull’esterno. In questo modo, almeno una porzione rilevante dell’arco di curva in fase-III risulta percorsa in derapata.

Se si inizia la curva con una distribuzione 50 / 50 tra gli sci vi sarà soltanto una minima probabilità di condurre pulitamente l’arco di curva anche se lo sciatore possiede un buon equilibro. Quest’approccio potrebbe funzionare in curve poco chiuse eseguite su un terreno relativamente poco pendente, ma non può essere efficace se si possiede nel proprio arsenale tecnico solo questo modo di usare lo sci interno. Come mai questi errori sono così comuni tra allenatori e atleti? Forse perché si copia la tecnica degli sciatori di Coppa del Mondo dalle foto che di solito vengono scattate sul palo, come quella seguente dello svizzero Didier Cuche.

 

2_SkiinModernRaceTurns

In questa fotografia, Cuche esegue la fase-III della curva con il peso su entrambi gli sci. Spesso lo sci interno è inarcato in questa fase della curva come dimostrato dall’autore nella successiva sequenza.

3_SkiinModernRaceTurns

Nell’ultimo fotogramma (fase-III della curva) lo sci interno è ovviamente caricato e leggermente inarcato. Ad ogni modo, si tratta di un solo fotogramma su tre; infatti, nel terzo (dal basso) lo sciatore lascia la linea di massima pendenza alla fine della fase-II con poco carico sullo sci interno che si trova in pratica diritto.

Ma allora, com’è utilizzato lo sci interno dagli atleti di Coppa del Mondo per produrre maggiore velocità a ogni curva?

In generale, gli sciatori da Coppa del Mondo ricercano una distribuzione dei pesi tra l’esterno e l’interno che stia circa tra 80/20% e 70/30% in fase-I della curva. Questi rapporti cambiano lungo l’arco di curva. Normalmente, una buona curva viene iniziata al di sopra della linea di massima pendenza con quasi il 90% del peso sullo sci esterno come dimostrato dall’autore.

4__2SkiinModernRaceTurns

La curva inizia al secondo fotogramma (dall’alto). A questo punto lo sci interno è molto leggero ed è quasi sollevato dalla neve. A mano a mano che lo sciatore avanza attraverso la fase-I, maggiore peso viene trasferito sullo sci interno. Quando gli sci sono quasi sulla linea di massima pendenza in fase-II, l’interno inizia a sopportare un maggiore peso e aiuta non solo a mantenere l’equilibrio laterale ma partecipa anche alla conduzione dell’arco di curva lungo fase-II e III, come si può osservare qui di seguito.

5_SkiinModernRaceTurns

Non è insolito per gli agonisti trasferire ancor più peso sullo sci interno alla fine della fase-III. Solitamente questo è fatto per rilasciare gli spigoli e accelerare all’uscita dall’arco di curva raddrizzando l’uscita (al completamento della fase-III), come dimostrato qui da Hermann Maier.

6_SkiinModernRaceTurns

Le fasi hanno lunghezze differenti. La lunghezza di ogni fase dipende dall’inclinazione del pendio e dalla forma della curva. Maggiore la pendenza e più la curva è profonda e chiusa e più le fasi II e III saranno corte per mantenere la velocità. Nel caso di curve poco chiuse e ampie eseguite su pendii poco ripidi, la lunghezza delle tre fasi è circa la stessa. Solo in questa situazione la distribuzione 50 / 50 può essere mantenuta lungo quasi tutta la curva. Questo è un caso particolare di curva da gigante o da super-G purtroppo considerata a torto da alcuni maestri e allenatori come la tecnica base che detta come lo sci interno debba essere usato in tutte le curve.

In curve normali su pendii di pendenza medio-apta il rapporto approssimativo tra le distribuzione delle pressioni sugli sci è:

Sci Esterno Sci Interno
Fase — I 80% 20%
Fase — II 65% -70% 35% — 30%
Fase — III 50% — 60% 50% — 40%

Al completamento della fase-III, il rapporto può cambiare e solitamente viene trasferito maggiore peso sullo sci interno (fino a 60% sull’esterno / 40% sull’interno o più), come visto in precedenza nella sequenza di Maier. Questo è un aspetto spesso frainteso della tecnica moderna. Spero che le percentuali della distribuzione dei pesi non siano prese alla lettera. Si tratta di approssimazioni ipotetiche. Nella realtà, la pressione sugli sci si sposta gradualmente a mano a mano che si avanza lungo l’arco di curva come dimostrato dall’austriaco Rainer Schoenfelder.

7__2SkiinModernRaceTurns

In questa sequenza fotografica l’atleta mantiene entrambi gli sci in contatto con la neve lungo tutta la curva. Schoenfelder trasferisce gradualmente il peso dall’esterno verso l’interno all’avvicinarsi del palo. Vorrei fare notare che i suoi sci stanno disegnando una traccia sulla neve che è differente da quella prodotta da quegli sciatori che mantengono entrambi gli sci caricati egualmente lungo tutta la curva. Come detto sopra, le loro tracce potrebbero somigliare a questa,

8_SkiinModernRaceTurns

mentre le tracce lasciate da un atleta di Coppa del Mondo sono più simili a queste:

9_SkiinModernRaceTurns

Penso che queste tracce dovrebbero essere ricercate e prodotte anche da giovani atleti in sci libero su una pendenza moderata. Al fine di analizzare e raffinare la tecnica secondo me è molto utile studiare le tracce lasciate nella neve da atleti di alto livello. Esaminando le tracce di atleti di Coppa del Mondo, possiamo notare che quella lasciata dello sci interno diviene più profonda (o più larga a seconda della neve) alla fine della curva proprio appena prima della successiva.

Se guardiamo le tracce più da vicino, esse possono rivelare una certa convergenza in fase-III. Perché accade? Forse la risposta può essere illustrata dalla sequenza del finlandese Kalle Palander che esegue una curva in gigante su una pendenza moderata nella gara di Beaver Creek.

10__2SkiinModernRaceTurns

Palander esegue una curva abbastanza chiusa per il tipo di tracciato; sicuramente non la più chiusa mai vista in gigante. Comunque, anche in questa curva, l’atleta mette una certa pressione sullo sci esterno che s’inarca fino al completamento della fase-II (fotogramma 4 dal basso) e ben entro a fase-III (fotogramma 3 dal basso). E’ abbastanza ovvio che lo sci esterno sia considerevolmente più inarcato dell’interno quando Palander sorpassa il palo. Si viene così a determinare la situazione in cui lo sci esterno conduce una curva di raggio minore rispetto all’interno. Questo è ciò che produce le tracce convergenti. Forse può essere anche più chiaramente visibile nella fotografia seguente dell’autore:

11_SkiinModernRaceTurns

Tra quelli che propongono l’equa distribuzione del peso, ve n’è che insistono sull’evitare la convergenza degli sci per mezzo di una “sterzata attiva” dello sci interno. Questo può essere fatto a bassa velocità quando vengono intagliati binari regolari ma difficilmente potrà essere eseguito nelle curve più dinamiche a velocità da gara. Inoltre, è controproducente perché induce un arco di curva troppo arrotondato che risulta troppo lento. Anche se un atleta dovesse condurre in maniera pulita una tale curva, si troverebbe a perdere velocità. Per mantenere o generare velocità nella fase-III, gli sciatori di Coppa del Mondo tentano di raddrizzarne l’uscita. In altre parole, eseguono archi con una forma a virgola che permettono loro di accelerare e “rilasciare” la curva quando si trovano a circa 45 gradi dalla massima pendenza. Questo viene fatto per mezzo del trasferimento di peso dall’esterno all’interno alla fine della fase-III come dimostrato da Hermann Maier.

12__2SkiinModernRaceTurns
Foto di Stan Petrash

Nel terzo fotogramma (dall’alto) lo sci esterno dell’atleta è guidato su un arco più stretto rispetto all’interno il quale sta andando quasi dritto (cioè, sta conducendo su un arco di raggio molto maggiore). A questo punto, se l’atleta continuasse a premere sull’esterno, si troverebbe a percorrere una traiettoria troppo diagonale e perderebbe velocità. Invece Maier trasferisce il peso dall’esterno all’interno per farsi portare nella direzione desiderata (ultimo fotogramma). Questo movimento è spesso utilizzato dagli sciatori da Coppa del Mondo ma il tempismo di esecuzione può essere delicato. Se il peso sull’interno viene trasferito troppo tardi, l’atleta si troverà troppo in diagonale e non potrà attaccare bene la porta successiva. Mentre, se l’interno viene caricato troppo presto ci si può trovare a puntare troppo dritto per la successiva porta. In questo caso, si deve eseguire una correzione di linea che causerà un rallentamento. Il tempismo ideale per il caricamento dell’interno deve essere padroneggiato prima di tutto in campo libero.

Un’altra eccellente dimostrazione, ma meno ovvia, viene fornita da Hermann Maier durante una curva in gigante sulla pista molto ripida di Bormio in Italia.

13_SkiinModernRaceTurns
foto: cortesia di Ron LeMaster

Gli ultimi due fotogrammi di questa sequenza sono i più interessanti per analizzare l’uso dello sci interno. Il secondo fotogramma (dal basso) mostra un completamento della fase-II molto dinamico. Entrambi gli sci stanno conducendo proprio sulla massima pendenza. Lo sci esterno è ovviamente più carico ed è considerevolmente inarcato. Dobbiamo dire che non ci sono tanti sciatori anche in Coppa del Mondo che riescono a inarcare così lo sci sulla massima pendenza. Anche lo sci interno di Maier è carico in fase-II (secondo fotogramma) ma sopporta una pressione molto minore essendo molto meno inarcato. Direi che la distribuzione in questa fase possa essere vicina a 70 / 30% in favore dello sci esterno. Su una tale pendenza la distribuzione potrebbe anche essere più alta del normale raggiungendo l’80 / 20%. Notiamo che la pressione è applicata al centro dello sci esterno in fase-II, mentre all’inizio della fase-III (ultimo fotogramma) la pressione si sposta verso la coda dello sci. Simultaneamente Maier mantiene o incrementa la pressione sulla linguetta dello scarpone interno che così genera più pressione sullo sci interno. Il peso non viene semplicemente trasferito dall’esterno all’interno. Invece, si sposta dalla coda dell’esterno alla parte anteriore dell’interno che in quel momento sta andando quasi diritto. La distribuzione nel mezzo di fase-III (ultimo fotogramma) potrebbe essere circa di 60 / 40%. Il trasferimento sarà completo all’uscita dalla fase-III. Per un momento, in quel punto, il rapporto cambia a 40 / 60% in favore dell’interno come può essere osservato da questa fotografia di Maier.

14_SkiinModernRaceTurns
foto di Stan Petrash

All’inizio della fase-I di una nuova curva l’atleta riguadagna la posizione centrale premendo sulla parte anteriore del “nuovo” esterno. Naturalmente, questo è uno scenario ideale, ma non può essere raggiunto senza una completa conoscenza del raffinato uso dello sci interno. Spero che le illustrazioni provino che nella tecnica agonistica moderna non vi sia spazio per il mantenere semplicemente entrambi gli sci caricati. Suppongo che ora l’importante ruolo dello sci interno sia chiaro. Ad ogni modo, è necessario che vi sia un corretto approccio al suo insegnamento. Vorrei ora proporre un esercizio base come esempio delle considerazioni fatte finora.

Se studiate la tecnica di alcuni sciatori di Coppa del Mondo, potrete notare che molti di loro spesso sollevino leggermente lo sci interno quando iniziano la curva (inizio della fase-I). Indubbiamente, così facendo iniziano la curva con il 100% del peso sullo sci esterno. Questo movimento aiuta l’atleta a evitare di cadere sull’interno mentre sposta il corpo all’interno dell’arco di curva. Questa tecnica può essere notata più spesso in sciatori della precedente generazione come Maier, Cuche, Blardone, Raich e Schlopy. A questi è stato insegnato di sollevare lo sci interno all’inizio di ogni curva quando erano ragazzi. Ora essi sanno usare efficacemente questo movimento nel contesto della tecnica moderna. Al contrario, le generazioni di sciatori più recenti tendono a mantenere entrambi gli sci in costante contatto con la neve. Su un pendio di pendenza medio-alta quest’approccio può anche essere più veloce. Questa è la tecnica insegnata oggi ai giovani atleti in tutto il mondo. Comunque, l’approccio degli sciatori dell’altra generazione non dovrebbe essere trascurato, specialmente su sezioni di pista molto ripide. Sono convinto che gli esercizi che prevedono di entrare in curva sollevando lo sci interno siano alla base del progresso che ci consente di acquisire la tecnica corretta per un uso efficace dello sci interno. Mentre si perfezionano queste capacità, si dovrebbe fare attenzione alla maniera corretta di sollevare lo sci interno e di piazzarlo di spigolo sulla neve. A questo fine suggerisco un semplice esercizio:

Appena prima di iniziare la fase-I della curva, lo sciatore estenda la “nuova” gamba esterna e ritragga quella interna al punto da avere la coscia parallela alla neve. Entrambi gli sci sono paralleli, uno è sospeso in aria mentre l’altro è sulla neve. Le punte degli sci sono allineate: nessuna delle due sopravanza l’altra. Così lo sciatore si trova in una tipica (per fase-II) posizione iper-flessa con una gamba estesa e l’altra molto piegata (vedere Maier in fase-II sotto).

15_SkiinModernRaceTurns
foto: cortesia di Ron LeMaster

Ora, lo sciatore inizia a inclinarsi all’interno dell’arco di curva e lo spigolo esterno dello sci interno tocca la neve all’inizio di fase-II. Ciò avviene esattamente nel momento in cui in una normale curva il peso inizia a trasferirsi sull’interno. Se questo esercizio è eseguito correttamente, forza lo sciatore a enfatizzare il piegamento della gamba interna e il trasferimento del carico. Ovviamente questo esercizio richiede e sviluppa l’equilibrio laterale dello sciatore. E’ importante che lo sci interno sia posizionato sullo spigolo al giusto angolo. Un errore piuttosto comune in questo esercizio è di sollevare l’interno per poi riposizionarlo quasi piatto senza nessun movimento del corpo verso l’interno dell’arco di curva. La traccia lasciata dallo sciatore che esegue questo esercizio correttamente dovrebbe apparire come questa:

16_SkiinModernRaceTurns

Una delle varianti di questo esercizio è l’esecuzione che prevede di piazzare la punta dello sci un po’ più indietro di quella dell’esterno quando l’interno tocca la neve. Tutto ciò è utile per evitare che un eccessivo spostamento sagittale degli sci causi una caduta sull’interno.

Un’altra variante dell’esercizio prevede di sollevare l’interno e collocare la punta sopra a quella esterna (da non confondere con una curva a giavellotto). Quando sia eseguito correttamente, permette allo sciatore di mettere maggiore pressione sulla spatola dello sci esterno all’inizio della fase-I. In entrambe queste varianti le tracce lasciate sulla neve dovrebbero essere uguali a quelle illustrate sopra. Un uso in combinazione di queste varianti dell’esercizio con curve normali (con entrambi gli sci appoggiati sulla neve) consente allo sciatore di acquisire una sequenza di movimenti che permette un efficace uso dello sci interno. Ai livelli più avanzati di sviluppo questi esercizi possono essere usati tra le porte.
Sono convinto che una comprensione del ruolo dello sci interno sia necessaria agli allenatori e agli atleti a qualunque livello. Spero che quest’articolo sia stato di aiuto.

(Titolo originale “Use of the Inside Ski in Modern Race Turns”)

COACHING

Ваш email не будет опубликован. Обязательные поля отмечены *
Имя *
Email *
Сайт
Ваш комментарий